Pradè: «Ho portato il virus in famiglia, che incubo! Ma il calcio è ideale per ripartire»

Daniele Pradè. Ansa

Il dirigente e la battaglia con la malattia: «Che paura soprattutto per i miei suoceri. Con Chiesa rapporto ottimo»

«Senza saperlo ho portato il covid-19 a casa mia. Ho visto ammalarsi mia figlia, mia moglie, i miei nipoti, i miei cognati e soprattutto i miei suoceri. E’ stata dura». Daniele Pradè ha superato dopo 48 giorni di positività il coronavirus e per fortuna lo ha fatto anche tutta la sua famiglia. La paura è stata tanta. Come la voglia adesso di tornare a fare ciò che sa. Calcio.

«Voglio mandare un doppio messaggio – dice a Sky Sport -. Dobbiamo essere accorti, mantenere le distanze e stare attenti. Ma il calcio è il veicolo giusto per iniziare questa nuova vita. Dobbiamo convivere con il virus quindi per me è importante ricominciare a giocare. Ci deve essere un ‘Rinascimento’ che parte dalle cose popolari proprio come il calcio, è un discorso a livello sociale. Stando attenti, ma giocando. Ci dovremo abituare, stare senza tifosi sarà brutto, ma è un male necessario».

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